Dal 27 agosto su Apple tv+ va in onda la seconda stagione di See, la serie distopica ambientata in un’America futura ma tribale.

Forword ha curato l’audiodescrizione, in collaborazione con Vanessa Delbarba, a cui abbiamo chiesto di raccontarci com’è stato lavorare alla serie.

 

Nel ventunesimo secolo, in seguito alla diffusione di un virus letale, sulla terra sono rimasti meno di 2 milioni di abitanti e i sopravvissuti sono diventati tutti ciechi. Secoli dopo, l’idea che si possa vedere è un mito al pari di una eresia. L’umanità è regredita tornando a un sistema sociale diviso in caste e tribù. La tecnologia e la scienza sono andate perdute, le metropoli abbandonate. La natura ha ripreso il sopravvento e le poche città esistenti sono predatrici dei piccoli villaggi.

Baba Voss (Jason Momoa, Aquaman) è il padre adottivo dei due figli vedenti di Maghra (Hera Hilmar, Da Vinci’s Demons). Aiutato dalla guida spirituale Paris (Alfre Woodard – Desperate Housewives) attraverserà terre ostili e affronterà feroci combattimenti per riunire la propria famiglia, sperata durante la prima stagione, e minacciata su più fronti da vecchi e nuovi nemici. Da una parte c’è Jerlamarel (Joshua Henry), il prescelto, l’uomo con la vista e padre biologico dei figli di Baba, che vuole riabilitare i vedenti. Dall’altra c’è la perfida e instabile regina Kane (Sylvia Hoeks, Blade Runner 2049). A loro si aggiunge Edo Voss (Dave Bautista, Guardiani della galassia), generale dell’esercito di Trivantes e fratello di Baba verso cui nutre un odio viscerale.

L’AUDIODESCRIZIONE

 

L’audiodescrizione si è soffermata molto sul linguaggio del corpo perché in un’epoca in cui nessuno vede e il contatto visivo è andato inevitabilmente perduto, le emozioni e le intenzioni passano attraverso la fisicità dei gesti, del tipo di camminata, la postura e la velocità del respiro. Nei combattimenti è particolarmente evidente. Non a caso la produzione ha coinvolto nel cast e nella troupe collaboratori non vedenti o ipovedenti e il loro contributo come consulenti è stato fondamentale. Lo racconta in un’intervista lo stesso Dave Bautista ricordando gli allenamenti con il consulente cieco Joe Strechay: “Ho lavorato con lui e mi ha fatto bendare gli occhi e usare un bastone. Lo abbiamo fatto giorno dopo giorno. Mi ha anche insegnato a vedere con le orecchie, concentrandomi come se le orecchie fossero gli occhi”.

 

Ma non è tutto. Audiodescrivere See è stata una sfida elettrizzante perché quando meno te lo aspetti compaiono dei dettagli stupefacenti che enfatizzano la distopia della serie. Le ambientazioni scure con gli interni illuminati da scarsa luce naturale, la narrazione ricca di stimoli sonori, i combattimenti spietati dal ritmo incalzante sono le occasioni preferite dagli autori per inserire degli oggetti comuni ai quali viene attribuita una funzione totalmente diversa da quella originale.

Ecco qualche esempio: a distanza di centinaia di anni in un mondo cieco, la custodia rigida di una videocassetta diventa un cofanetto, rondelle e cavi elettrici adornano abiti e acconciature, i cestini di metallo delle città diventano bracieri e può succedere di trovare due chitarre elettriche in mezzo a delle spade. Le città stesse sono rese funzionali per la popolazione cieca tramite accorgimenti che fanno appello agli altri sensi. Tra tutti, i sonagli e il sistema reticolare di corde tese tra i tetti delle abitazioni che hanno lo scopo di tessere una mappa tattile e sonora. Riuscire a inserirli nella audiodescrizione è stato arduo ma doveroso.

Questo è solo un piccolo elenco dei numerosi oggetti sparsi nella narrazione. Se vi incuriosisce il loro ingegnoso riutilizzo e cercate una serie dove odio e amore si scontrano a livelli epici, See è la serie che fa per voi.

 

Di seguito, il trailer ufficiale della seconda stagione e l’intervista al consulente cieco Joe Strechay.

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