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Raccontare una storia attraverso le immagini è un’arte. Raccontarla senza immagini, attraverso un’audiodescrizione, è una sfida che richiede sensibilità, creatività e precisione. Con KINDS OF KINDNESS, l’ultimo lavoro di Yorgos Lanthimos, ci abbiamo provato.

Il film, un intricato intreccio di relazioni e segreti, è popolato da personaggi complessi e carichi di sfumature emotive. Le espressioni e i movimenti degli attori sono strumenti narrativi essenziali, che Lanthimos utilizza con maestria per costruire tensione e intimità. Tradurre queste sfumature in parole è stato un esercizio di empatia e attenzione al dettaglio.

ESPRESSIONI CHE RACCONTANO MONDI INTERIORI

Il cinema di Lanthimos è fatto (anche) di emozioni esperate, espressioni grottesche, una fisicità degli eccessi. Il regista è maestro nel trasformare le espressioni degli attori in finestre sul loro mondo interiore. Ogni gesto, ogni movimento del viso, diventa parte integrante della narrazione. Audiodescrivere queste espressioni richiede un’attenzione particolare, perché è attraverso di esse che il pubblico percepisce le emozioni più profonde dei personaggi.

Un momento particolarmente significativo è quello in cui Emily lotta contro la fatica e il dolore nella sauna:

“La piccola folla attende in piedi, davanti alla sauna. All’interno, Emily è piegata in avanti, madida di sudore. Ondeggia, con l’espressione sofferente e lo sguardo perso davanti a sé. Strizza gli occhi e cerca di incamerare dell’aria dalla bocca. Ha i capelli bagnati, appiccicati sulla fronte. Respirando a fatica, appoggia la schiena contro la parete. Chiude e spalanca gli occhi più volte, per poi buttare la testa all’indietro.”

In questa sequenza, il corpo di Emily parla tanto quanto le parole. Audiodescrivere scene come questa significa cogliere e tradurre in parole i dettagli fisici che veicolano lo stato emotivo della protagonista. Il respiro spezzato, il movimento degli occhi, il sudore sulla fronte: ogni elemento racconta il suo sfinimento. La sfida qui per noi è stata trovare il linguaggio giusto per trasmettere questa intensità senza appesantire la narrazione.

 

Un’altra scena interessante per la complessità emotiva è quella in cui Robert cambia espressione in modo repentino, rivelando il conflitto interiore:

“Si gira con un sorrisetto sprezzante e si massaggia la guancia. Si avvicina nuovamente a Vivian. Fa per dirle qualcosa, con espressione improvvisamente dura, poi cambia idea e se ne va.”

In questo caso, l’audiodescrizione non deve solo riportare i gesti, ma suggerire il loro significato emotivo. Il sorrisetto sprezzante, il cambio improvviso d’espressione, il gesto di allontanarsi senza parlare: tutto contribuisce a creare un senso di tensione che va oltre le parole.

LANTHIMOS E IL POTERE DELLE INQUADRATURE

 

Il lavoro di Lanthimos è un perfetto esempio di come la regia possa diventare un personaggio a sé. Le sue inquadrature non sono mai casuali: ogni dettaglio visivo è studiato per costruire un’atmosfera, un’idea, un’emozione. Descrivere queste scelte registiche significa rispettarne l’intento, cercando al contempo di tradurle in modo che lo spettatore cieco possa coglierne l’essenza.

Un esempio eloquente è una scena ambientata in un bar, dove gli sguardi e i dettagli visivi raccontano molto più di quanto sembri:

“Il barista prepara i drink. Robert si guarda attorno. Ha l’espressione decisa e la mandibola tesa. Un uomo e una donna sulla settantina chiacchierano su un divano, davanti ai propri bicchieri. Una donna siede da sola poco distante. Robert ruota il capo per abbracciare il resto del locale con lo sguardo. Delle dita dalle unghie lunghe e curate digitano qualcosa sullo schermo di un cellulare. Delle labbra rosse hanno un fremito, accennando un sorriso.”

Nell’audiodescrivere la scena, abbiamo cercato di rispettare le inquadrature, perché lo spettatore cieco possa vivere un’esperienza il più possibile simile a quella di uno spettatore vedente.

Di seguito, un altro passaggio in cui abbiamo deciso di non limitarci a descrivere la scena, ma di farlo rispettando la regia di Lanthimos. Come lo spettatore vedente, quello cieco, immaginerà la piccola folla riflessa nel vetro della sauna, e non inquadrata direttamente:

“Il vetro della porta di una sauna esterna riflette un gruppo di persone in attesa. All’interno, Susan siede con gli occhi chiusi, in bikini.”

 

Nell’audiodescrivere KINDS OF KINDNESS, forse più che per altri film, non si è trattato semplicemente di descrivere, ma di scegliere i dettagli che veicolassero l’atmosfera, il tono della scena, le emozioni dei personaggi, restituendo il linguaggio cinematografico di Lanthimos.

La sfida è stata rendere accessibile il mondo visivo del regista senza perdere l’intensità emotiva e narrativa delle sue immagini. Ogni inquadratura, ogni espressione, ogni gesto sono stati tradotti in parole con l’obiettivo di costruire un’esperienza immersiva anche per il pubblico di persone cieche.

 

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